domenica 18 dicembre 2011

DI BUONI PROPOSITI, CHIUSURE E DIPARTITE

Generalmente la lista dei buoni propositi si stende per il primo dell'anno e non una settimana prima di Natale.
Eppure adesso mi viene così.
Sono stufa di rimandare e aspettare, di questo spreco inutile di energie.
Sono stanca di certi falsi buoni propositi altrui che si riducono ogni volta ad un nulla di fatto, ad un ritorno alle solite cose.
Devo tanto a me stessa, e chi mi è stato più vicino mi ha solo tolto, ha solo preteso.
Per questo debbo chiudere con un po' di cose.
Incluso il blog, mio malgrado.
Perchè nessuno ha il diritto di dirmi cosa dovrei o non dovrei scrivere.
Quello che ho scritto qui è quello che sento, senza filtri.
Qui e fuori di qui sono e rimango Chiara. 
Senza bugie e finzioni.
Il che mi rendo conto che talvolta può disturbare come poco altro.
Ormai è fatta, è andata così.
Le cose però cambiano e lo fanno senza possibilità di rimedio.
Devo categoricamente tirare fuori la mia vita dalla palude in cui sta affogando, aggrappata ad un luogo e a persone che hanno fatto il loro tempo e da cui non ho ricevuto e continuo a non ricevere nulla in termini umani, in primis.
Quel dannato biglietto aereo a ridosso del Natale probabilmente mi costerà una cifra.
Ma mi costa di più rimanere qui nell'inutile attesa che cambi qualcosa, nella speranza ogni volta tradita, nelle parole inutili e inutilmente spese.
I miei sforzi è giusto indirizzarli altrove.

Apprezzo tantissimo voi tutti che siete passati a leggermi e che avete lasciato i vostri commenti.
Ora come ora non mi sento di continuare a scrivere, anche se mi mancherà, e tantissimo.
Non so se e quando ritornerò nè sotto quale forma.
Per adesso un semplice ciao mi sembra la cosa più opportuna da scrivere.

sabato 17 dicembre 2011

SAREBBE L'ORA DI DARCI UN TAGLIO

Che faccio, lo chiamo?

E se mi dice che possiamo vederci tra una mezzoretta, oppure che è meglio fare un'altra volta che è già impegnato?

E se mi dice di si, ci vado davvero poi, o no?

E se ci vado sono sicura di riuscire a prendere coraggio e dirgli quello che voglio veramente?

Senza ridurmi a chiedere la solita spuntatina per questi capelli da hippie a cui sono tanto affezionata?

In realtà vorrei tagliarli, ma non corti, che non mi stanno bene e sembrerei un bambino.

Mi piacerebbe azzardare un taglio più lungo davanti e più corto dietro, sulle spalle, magari poco più giù.

E il colore?

Mi sono stancata di questo colore... ma poi non sopporterei di dover stare dietro alla ricrescita.

Non so se sono pronta.

Si, in effetti sarebbe meglio optare per una spuntatina.

Però, a guardar bene, tutte queste doppie punte non ci sono da spuntare...




giovedì 15 dicembre 2011

LETTERINE DI NATALE

Come ogni anno, non poteva mancare la letterina di Natale.
No, non quella con la poesia natalizia.
No, non quella con gli auguri di Natale. 
No, non quella dell'amico lontano.
La lettera cui mi riferisco è quella della collega che seguiva le pratiche di mio padre e che, da che ho assunto in prima persona tutte le pratiche di famiglia, ha ingaggiato una guerra feroce nei confronti di noi tutti, intraprendendo azioni di vario genere e facendo figurare di volta in volta altri colleghi al suo posto, salvo poi presentarsi in udienza al loro posto ogni volta.
Stavolta la lettera se l'è scritta da sola.
Probabilmente delle persone che ha coinvolto sinora, tutte si saranno alla fine rifiutate di reggerle ancora il gioco. Magari perchè si sono stufate di figurare in discussioni ridicole davanti ai giudici e in cause perse che inutilmente ha cercato di instaurare, rischiando denunce per calunnia e per vari altri gravissimi comportamenti.
Per l'ennesima volta ha scritto delle cose inventate di sana pianta per tentare di fondare fantomatiche azioni da intraprendersi nei confronti di mio padre.
Solo che non sono passati due anni dall'ultimo mandato conferitole, per cui è sorto il legittimo dubbio che la lettera che ha scritto ed il nuovo incarico assunto si pongano in contrasto con quanto il codice deontologico degli avvocati prescrive in merito.
Peraltro, questa lettera mi è arrivata il giorno prima di andare a discutere l'ennesima causa persa da lei intrapresa nei confronti di mio padre.
L'udienza è stata estremamente proficua per me, ed immagino che solo per questo motivo tra Natale e Capodanno sarò costretta a parare altri colpi da parte della collega con la bile scoppiata, che imperterrita continua ad accanirsi contro me e la mia famiglia.


N.B. (per chi se lo stesse chiedendo):
a) mio padre l'ha pagata profumatamente per tutte le pratiche che le ha affidato;
b) la collega non ha emesso correttamente e puntualmente fattura per tutti i soldi presi;
c) tutte le pratiche affidate alla collega sono tornate sotto forma di debiti maggiorati in cartella esattoriale, o cause perse, o crediti persi, o inutili perdite di tempo;
d) sono circa due anni che subisco insieme alla mia famiglia porcherie di ogni genere da parte di questa persona, e se non è anche questo stalking non riesco ad immaginare cosa altro possa essere;
e) non contenta la collega di cui sopra si è accanita anche con alcune persone che hanno a che fare con la mia famiglia, in modo diretto o indiretto, anche per ragioni di lavoro;
f) nessuno le ha tolto alcuna pratica, nessuno le ha detto che avrebbe dovuto sgombrare il campo perchè subentravo io, anzi, nessuno le ha fatto nulla, e spesso abbiamo lasciato correre sperando che rinsavisse e la smettesse da sola. Non c'è stato nulla da fare, visto che torna continuamente alla carica.


UNA SETTIMANA CIRCA A NATALE

E non ho fatto regali a nessuno.

E non ho ancora comprato il cesto che devo preparare per il collega-mentore.

Quello che si è addossato la croce di sopportare i miei dubbi professionali, le mie crisi esistenziali, i miei problemi personali, e che se dovessi davvero ripagare adeguatamente non mi basterebbe un camion carico di cesti pieni delle migliori cose buone da mangiare.

Ho solo comprato i torroni al cioccolato con le nocciole.
Quelli fondenti e al latte.
Piccoli, medi e grandi.
E probabilmente a Natale neanche ci arrivano.
Mi toccherà comprarne altri...

Che Natale sarebbe senza torrone al cioccolato?



martedì 13 dicembre 2011

DUE PESI, DUE MISURE E CONDANNE ESEMPLARI



Quando ci fu il rogo alle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino, morirono delle persone.
Gente regolarmente assunta, se non ricordo male.
Gente che doveva essere preparata a fronteggiare i rischi del mestiere, ed essere dotata degli strumenti idonei per fronteggiarli. 
C'erano mancanze sotto il profilo della sicurezza, pare.

(Per chi conosce appena appena le leggi attualmente vigenti in tema di sicurezza nel nostro paese, non è difficile credere e capire che nessuna azienda potrà mai categoricamente e puntualmente allinearsi alle predette norme senza essere costretta a chiudere bottega, ma questa è solo la mia folle ed incondivisibile opinione).

La Thyssen è stata letteralmente crocifissa dai media, dalla gente, dal furor di popolo.
L'amministratore delegato è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario.
Una condanna esemplare. 

Adesso è successa la stessa identica cosa alla gente che lavorava per mettere in piedi il palco per il concerto di Jovanotti.
Con una gran bella differenza.
Non si sa con che contratto fosse stato assunto il ragazzo che è morto.
Era tutelato, garantito, assicurato?
Era stato assunto, o era a nero?
Era preparato, o era stato preparato, a ventanni, per fare quel tipo di lavoro?
La sua paga era commisurata al tipo di lavoro prestato?
Le norme sulla sicurezza sono state rispettate? 
Tutte?

La verità è che se noi possiamo vivere come facciamo, è perchè qualcuno vive con molto molto meno.
E dicendo questo dico cose già dette da altri, ma costantemente dimenticate.
Se il cinese o l'indiano che produce maglie, magliette e maglioncini, gadget e pupazzi e quanto altro, non fosse sottopagato e privo di qualsivoglia tutela, noi non potremmo acquistare a buon prezzo nulla nei negozi (la maggior parte dei negozi, visto il dilagare del made in China e India).

Non potremmo vestirci come facciamo.
Non potremmo mangiare come facciamo.
Non potremmo bere o lavarci come facciamo.
Non potremmo andare ai concerti, a teatro, al cinema, al ristorante, al pub, al bar.

Se la stagista, la praticante, il portaborse venissero retribuiti (innanzitutto) e retribuiti in proporzione al lavoro prestato ed alle mansioni svolte, chi è più in alto di loro dovrebbe accontentarsi di stipendi più ridotti.

Se tutti potessimo nello stesso modo guadagnare in proporzione rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato, tutti dovremmo accontentarci di vivere con molto meno.

Non ci sarebbe la fila per fare certi lavori, e non ci sarebbe penuria di personale in tanti altri settori.

Se quello che monta il palco al cantante prendesse in stipendio l'equivalente effettivo della manodopera prestata, al cantante non converrebbe più fare il cantante, ma mettersi a montare i palchi.

Non intendo scagliare pietre contro nessuno, con quanto detto.
Certe disgrazie capitano.
Ci sono rischi connessi al tipo di lavoro svolto che neanche le più rigide norme in tema di sicurezza possono eliminare del tutto, di questo sono convinta.
Ma ci sono disuguaglianze e discriminazioni e ingiustizie che vengono perpetrate costantemente sotto i nostri occhi ciechi anche da chi si fa assertore di cose belle ed eque. 
Senza contare l'ipocrisia con la quale si adottano due pesi e due misure per situazioni che in nulla differiscono.

sabato 10 dicembre 2011

CERTE NOTIZIE...


... le vieni a sapere così, mentre la tua unica preoccupazione è capire a che ora si riesce a pranzare.
Ci fece conoscere nonna da bimbe.
Era piena di intraprendenza, lei, una che sapeva il fatto suo.
E ci vide giusto.
Ci siamo volute bene, abbiamo litigato in modo feroce, ci siamo prese a capelli, abbiamo condiviso i primi amori e qualche cotta per lo stesso ragazzo, abbiamo insieme pianto e riso da morire, fatto i compiti di scuola  e talvolta fatto finta di farli, e fatto meravigliose gite e scampagnate nella natura.
Ci siamo allontanate più volte, riavvicinate e allontanate di nuovo.
E sempre, di nuovo e ancora cercate e riavvicinate.
Ci conosciamo come non ci conosce nessuno, in un modo che mi sorprende sempre.
E a sapere così che ti sposi non riesco a non commuovermi.



giovedì 8 dicembre 2011

L'INDECISIONE



Se una persona sa quello che vuole non ci gira intorno.

Non si lascia affogare nelle sabbie mobili nell'indecisione, ma prova ad uscirne fuori.

Aspettare che passi il tempo e con il tempo i problemi, significa solo sprecare tempo.

I problemi si affrontano, il tempo li fa solo sbiadire dilatando irreversibilmente le distanze.

Ed essere incapaci di affrontare i problemi e risolverli non ha nulla a che vedere con l'indecisione.

Proprio nulla.



Essere o non essere: 
questo è il problema; 
s'egli sia più nobile soffrire nell'animo
 le frombole e i dardi dell'oltraggiosa 
Fortuna, 
o prender armi contro un mare di guai, 
e contrastandoli por fine ad essi. 
Morire, 
dormire... 
 nient'altro; 
e con un sonno 
dire che noi poniam fine alla doglia del cuore, 
e alle mille offese naturali, che son retaggio della carne; 
è un epilogo da desiderarsi devotamente, 
morire 
e
 dormire!
 Dormire,
 forse sognare,
 sì, lì è l'intoppo. 


- Amleto -
William Shakespeare 

mercoledì 7 dicembre 2011

LA PROPORZIONE E L'EQUITA'

Se una misura equa esiste è sorretta senza dubbio dalla proporzione.

Vi sembra equo togliere 100 indifferentemente a chi guadagna 500 e a chi guadagna nello stesso periodo 50.000?
No, dico, a qualcuno sembra equo tutto questo?
Il senso della proporzione dove è andato a finire?
Per me sarebbe equo introdurre l'ICI prima casa per chi ha la prima casa fronte Colosseo, non per chi ha una casetta sgarrupata in un paesello sperduto.
E poi, cosa te ne fai degli sgravi per i lavori di ristrutturazione quando non hai neanche i soldi per mangiare?
Certo, per chi ha la possibilità di richiedere un mutuo, o ha a disposizione tanti soldi, è facile pianificare interventi di ristrutturazione sui propri immobili.
E' facile ottenere la restituzione sotto forma di sgravi fiscali dei 100.000,00 euro spesi per rifare la facciata e i balconi alla residenza storica in centro città.
Non altrettanto può dirsi per chi ha difficoltà ad investire anche in un fondotinta per la ristrutturazione della propria faccia.
Lo sgravio si traduce così e nuovamente in una facilitazione per chi ha i soldi, non per chi non ce li ha, che continua - indisturbato e senza disturbare - a morire di fame!

La proporzione sorregge l'equità.
E io non vedo proporzione nell'affamare irreversibilmente chi già ha patito in tutti i modi la crisi, lasciando tranquillamente che chi gode di una posizione agiata continui ad avere vita facile.
Tutto il resto sono solo chiacchiere dall'amaro retrogusto politico.

Non manca molto che chi oggi è costretto a morire di fame e a sentirsi dire che deve fare altri sacrifici per tirare fuori un paese dai casini, vada a bussare, e senza troppa cortesia, alla porta di chi si è illegittimamente arricchito.

Sarà per questo che non sono stati fatti tagli alla Difesa?


lunedì 5 dicembre 2011

LA SIMPATIA SECONDO GLI AVVOCATI

In tribunale, dopo le udienze, in genere vado a fare un giro al botteghino dei libri per vedere se c'è qualcosa che può interessarmi. Mentre sfoglio il codice di procedura con la nuovissima riforma del 2011 per capire cosa sia effettivamente cambiato, un collega che conosco di vista mi fa:

"Ma eri tu stamattina che mi stavi quasi buttando sotto con la macchina!"

"Ah, allora sei tu quello che ha attraversato all'improvviso, e neanche sulle strisce, e si stava quasi buttando sotto la mia macchina!"

"Ma di chi è quel macchinone che guidi, di tuo marito?"
(classica domanda da avvocato, misto denigratoria - una donna al volante di una macchina che non è un'utilitaria? - e investigativa - sei impegnata?)

"No, non sono sposata".

"Meno male che non mi hai preso, sennò dovevo farmi l'antitetanica!"

"Meno male che non t'ho preso, sennò m'ammaccavi la macchina!"